Firenze, 6 Settembre 1877
Carissimo
Vado girovagando, come, per vecchia abitudine, soglio fare in questa stagione.
Avevo una mezza idea di spingermi fino a Roma, per visitare lungo la strada alcune città secondarie, che ho il torto di non conoscere;
ma poi ci ho rinunziato. Venni dalla via di Genova, feci sosta in varie stazioni balneari, fui a Volterra, di lì scesi a Siena, ed ora sono qui da alcuni giorni, coll’intenzione di rimanere fino alla metà del mese.
A Roma avevo pure speranza di trovarti. Se di questi tempi preferisci la campagna ed il mare alla capitale, ti do non una, ma centomila ragioni.
Caso mai ci si fosse veduti, si sarebbe fatta un’infinità di chiacchiere.
Sarà per un’altra occasione, che potrebbe anche offrirsi presto. Solo di una cosa / mi giova chiederti adesso.
So che ti vai occupando dei trovatori italiani. Mi permetti di domandarti cosa più propriamente tu ci prepari? Si tratta di un’edizione critica dei testi, oppure di un’opera storico-letteraria?
Forse hai già indovinato il perché della domanda. E senza andar per le lunghe, ti chiederò in modo più preciso:
Un libro sulla poesia provenzale in Italia farebbe duplicato col tuo, ovvero, pur incontrandosi con esso per certi punti, avrebbe pur sempre ragione di essere?
Rispondimi senza alcun riguardo. Per toglierti ogni scrupolo, mi basti dirti che fino ad ora mi sono sempre trattenuto vicino alla cosa, senza mettere il piede sulla soglia.
Vorrei mettercelo tra poco, approfittare di una gita a Venezia per fare alcune ricerche, ed ecco perché t’interrogo, e ti prego, possibilmente, di una risposta sollecita.
Se scrivi in questa o nella prossima settimana, dirigi qui a Firenze, fermo in posta.
Spero che l’aria marina avrà giovato a te e al tuo bambino. E non / meno ti sarà stato utile un poco d’ozio, se pure te lo sei promesso.
Ho sentito dal d’una quantità di cose, a cui attendi. Me ne rallegro di cuore, non solo per te, ma per l’onore che ne vince ai nostri studii ed al nostro paese.
Voglimi bene e credimi sempre
Tuo