Graziadio Isaia Ascoli a Ernesto Monaci, 21 febbraio 1880

Informazioni sul documento

Trascrizione: Stefano Boschi

Codifica: Stefano Boschi

Data pubblicazione online: 6.4.2021

Collocazione: Archivio Monaci, Società Filologica Romana, presso il Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali, Sapienza, Università di Roma. Busta n. 1, fascicolo 49, lettera 25.

Contenuto: Graziadio Isaia Ascoli a Ernesto Monaci, 21 febbraio 1880

Mittente: Graziadio Isaia Ascoli
Luogo di invio: Milano
Data di invio: 21.2.1880

Destinatario: Ernesto Monaci
Luogo di ricezione: ?
Data di ricezione: ?

Milano, 21 febbraio 1880.
Carissimo amico,

Ho passato tutt’i testi che Le è piaciuto di mandarmi, e vedo che andremo benissimo, né so mai abbastanza ringraziarla per l’amore ch’EllaErnesto Monaci (1844-1918) mette a arricchire l’Archivio, pure avendo un giornale Suo proprio. Ma verrà il giorno, ioGraziadio Isaia Ascoli (1829-1907) spero, in cui mi sia dato di renderle un po’ del mio pane, pan secco pur troppo, per la Sua bella focaccia.

Intorno a qualcuno de’ testi, non sono però affatto scevro d’ogni scrupolo; o perché mi paja che la vernice letteraria vi offuschi il dialetto di soverchio, o per altro. Di codesti scrupoli non lascerò di scriverle distesamente, se presto non m’accada, come ne ho speranza, di poterlene parlare di persona; ed EllaErnesto Monaci (1844-1918) vedrà. Intanto vorrei pregarla di farmi avere, quanpiù presto sia possibile, i testi della provincia, l’elenco de’ quali mi riesce grandemente appetitoso. Credo per fermo, che il colore natio vi sarà più vivo e spiegato che non nei saggi cittadineschi; e sarebbe forse il caso di formare una serie sola, annotando naturalmente la patria di ciascun testo. Così s’è fatto anche per l’antologia friulana, e ne siamo rimasti contenti, comunque le varietà dialettali del Friuli divergono sicuramente tra di loro molto più che non facciano le perugine. Dunque, ancora questo piccolo sforzo, e siamo a cavallo. La stampa incomincia nel marzo e a luglio si vien fuori, almeno coi testi. Le illustrazioni, se più così Le piace, potrebbero seguire nella puntata che verrà subito dopo; e quanto al tipo in cui gettarle, EllaErnesto Monaci (1844-1918) può, se così Le par bene, attenersi, mutandis mutatis, a quello che io adottai per la “Cronaca de li Imperadori” e sarà mantenuto, come credo dal FoersterWendelin Förster (1844-1915), che ora pubblica e illustra nell’Archivio un antico testo semi-lombardo, e anche dal FlechiaGiovanni Flechia (1811-1892), che viene lavorando alle illustrazioni delle Rime genovesi. Questo ioGraziadio Isaia Ascoli (1829-1907) Le dico per il dovere che ho di rispondere alle cortesi Sue interrogazioni; ma naturalmente Ell’Ernesto Monaci (1844-1918)ha pienissima libertà di fare a tutto Suo modo; e tanto meglio sarà per tutti, quanto più ci metterà del proprio anche in ordine al metodo ecc. ecc.

Non appena io ebbi ricevuto la cara Sua del 7, Le rimandavo (con molti ringraziamenti che l’animo dettava e che la mano ha pur troppo lasciato nella penna!) il Garrucci troppo lungamente ritenuto. Il lavoro, pel quale ho adoperato quel Cimiterio, è finito da qualche tempo; ma la mia ingordigia è tanta, che volevo ancora giovarmene durante la correzione delle stampe. Quest’è imminente; e s’EllaErnesto Monaci (1844-1918) può, senza alcuna difficoltà e senza molto disturbo, rimandarmi o farmi rimandare il libretto del vispo e a me simpatico archeologo romano, Le ne sarò proprio riconoscente. Ma è conditio sine qua non quella che ho posto del non dover seguire la cosa se non è affatto scevra d’ogni difficoltà più o meno grande.

Mi rallegri, La prego, di frequenti Sue nuove, e mi voglia sempre bene.

Aff.mo Suo

G. I. AscoliGraziadio Isaia Ascoli (1829-1907)