Cesare De Lollis a Ernesto Monaci, 11 ottobre 1889

Informazioni sul documento

Trascrizione: Susanna Casacchia, Debora Matteo

Codifica: Susanna Casacchia

Data pubblicazione online: 27.4.2020

Riferimenti bibliografici: Debora Matteo, Itinerario di un carteggio, tesi di laurea, Sapienza Università di Roma, a.a. 2017-2018.

Collocazione: Archivio Monaci, Società Filologica Romana, presso il Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali, Sapienza, Università di Roma. Busta n. 8, fascicolo 394.

Contenuto: Lettera di Cesare De Lollis a Ernesto Monaci dell’11 ottobre 1889.

Mittente: Cesare De Lollis
Luogo di invio: Madrid
Data di invio: 11.10.1889

Destinatario: Ernesto Monaci
Luogo di ricezione: ?
Data di ricezione: ?

Piazza Capranica, 95 II

Carissimo Sig.Sigor Professore,

Ho ricevuto stamani la Sua carissima in data del 5. Carissime, Lo creda, mi son tutte le Sue lettere, come se mi venissero da mio Padre. E l’ultima Sua non avrei lasciata senza risposta se la mia salute, andata di nuovo a male coll’entrar dell’autunno, non mi avesse sconsolato anima e corpo. Ormai vedo bene che solo un cambiamento radicale di vita può restituirmi la salute di 14 o 15 mesi fa. Ma è un bel dire! E poi tante cause morali, di svariata natura, influiscono sul mio fisico: e non sta a me il rincuorarle per distruggere gli effetti.Basta: per ora / non desidero altro se non di poter tirare innanzi ancora un mese, in modo da risparmiarmi il gusto di fare il mio ingresso in un ospedale spagnolo.

Quanto alla mia missione, La ringrazio dei consigli. Tuttavia, io ho la coscienza di aver fatto il mio dovere, e piú. Avrei fatto semplicemente il mio dovere, se mi fossi attenuto alle istruzioni impartitemi per iscritto dal HarrisseHenry Harrisse (1829-1910), a cui disposizione la Commissione mi mise. E se non mi avessi fatto che questo, povera Commissione! Avrebbe dovuto spedire un nuovo missionario. Cosí, invece, informatomi bene dei dettagli del progetto che la Commissione / accarezza, mi son messo a far da me la parte che il HarrisseHenry Harrisse (1829-1910) avea lasciata indietro. Questo benedetto uomo non riesco a capirlo: è un uomo d’ingegno che ha però addosso quel gran peccato mortale, di cui Lei ha giustamente tanta paura, di fare il savant nello stesso tempo che l’avvocato. I suoi lavori son maravigliosi dicono i Colombisti di professione; ma io Le faccio notare che i piú illustri di essi sono italiani e… spagnoli!

Le dico tutto questo, cosí, tanto perché Ella mi ha toccato il tasto. Piú Le dirò a voce. Intanto, creda che io sono in ottime relazioni col HarrisseHenry Harrisse (1829-1910), e che deploro di doverne dare tali giudizi; vorrei ingannarmi!

So bene che c’è nella Commissione Colom/biana qualcuno che mi ciurla nel manico. Ma non me ne preoccupo. Permetto una sola osservazione, e non la derivi dal mio carattere un po’ pessimista: nella Commissione non c’è un solo che sappia precisamente che cosa essa debba o voglia fare: Le ho parlato di un loro progetto ma è loro, in quanto che lo han preso a prestito dal HarrisseHenry Harrisse (1829-1910), senza informarsi dei dettagli ecc. Se domani io inviassi la copia d’uno dei piú noti e piú stampati documenti, come cosa del tutto nuova, prima di un mese non se ne accorgerebbe nessuno.

Il progetto dunque è di pubblicare un gran codice contenente tutto ciò che ci resta di ColomboCristoforo Colombo (1451-1506): relazioni di viaggi, lettere, testamento. Si tratta di riprodurre, riveduti sugli originali, testi già stampati. Ora, i testi autentici io ho dovuto e debbo ricopiare da capo, colle abbreviature tutte / (si figuri che divertimento con mss. del sec. XVI!). Gli autografi bisogna facsimilare. Della prima parte del lavoro ho già fatto moltissimo: la seconda dipende dal fotografo, ché io, per mia parte ho già bene avviata la cosa. Pei primi di novembre io potrò lavorare all’archivio del duca di Veragua, il quale è disposto, mi pare, a lasciare andare i mss. nel laboratorio del fotografo. E credo che la Commissione, nonostante la mediazione dell’Ambasciata, non avrebbe mai tirato il ragno dal buco. [...] Mi saluti il suo Peppino, al quale voglia anche dire ch gli ripeterò dei cigarillos della famosa fabbrica di Siviglia

Tanti cordiali saluti dal Suo affmo e devmodevottissimo

C. De LollisCesare De Lollis (1863-1928)