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Sin dal primo giorno ch’io venni qui, m’accorsi che il , del quale pur s’era sempre detto ed io avevo creduto non volesse più saper di Genova, lavorava attivamente. Volevo comunicarle il mio sospetto; ma non volli farlo, per tema d’ingannarmi: Le comunico oggi la lettera del che dice molto, dice tutto, che cioè a Genova io non devo pensare. [...]
D’altra parte, io son sicuro che il considerò l’incarico genovese come un passatempo di pochi mesi: e non posso trovar giusto ch’egli attraversi la via a me, che volevo finalmente fermarmi, e provare se l’esistenza mi diventasse un po’ più tollerabile, mettendomi un po’ d’ordine nelle mie cose.
Quindi, io son risoluto a richiamare il alle sue parole, che fu per Genova. È possibile che il , per salvar capra e cavolo, voglia dare l’incarico al in Genova, e mandare me a mangiare i mandarini della Conca d’Oro.
Ma io son deciso, in tal caso, a mettermi avanti per l’incarico a Genova, non dubitando che, per rispetto alla legalità, il preferirà me a lui. [...] Consideri Ella il mio caso, e veda se non convenga ravvivare nel le buone disposizioni che già mostrò di avere a mio riguardo.
S’Ella crede di non potersi recare di persona da lui, un Suo biglietto potrà forse, anzi, ne son convinto, dovrà salvar la mia posizione. Ella non va mai di Ministri, lo so: ma appunto per questo non dubito che la Sua parola, in questo momento, farebbe traboccare la bilancia dalla mia parte.
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