Cesare De Lollis a Ernesto Giacomo Parodi, 2 novembre 1891

Informazioni sul documento

Trascrizione: Debora Matteo

Codifica: Virginia Machera

Data pubblicazione online: 28.4.2020

Riferimenti bibliografici: Debora Matteo, Itinerario di un carteggio, tesi di laurea, Sapienza Università di Roma, a.a. 2017-2018.

Collocazione: Fondo Parodi, Biblioteca Umanistica di Lettere, Firenze. Cont. 5/32

Contenuto: In relazione al concorso da ordinario a Genova, De Lollis giustifica la sua posizione al Parodi.

Mittente: Cesare De Lollis
Luogo di invio: Roma
Data di invio: 2.11.1891

Destinatario: Ernesto Giacomo Parodi
Luogo di ricezione: ?
Data di ricezione: ?

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Dopo parecchi anni mi si ripresenta finalmente l’occasione di scrivere a Lei, che ebbi anche il piacere di conoscere personalmente, quantunque di sfuggita, in Roma. Di Lei ho domandato recentemente nuove all’AscoliGraziadio Isaia Ascoli (1829-1907) ed al RajnaPio Rajna (1847-1930) in Roma: ma né l’uno né l’altro seppero darmene. Il prof. Eusebio mi ha detto di averle scritto e di avere ricevuto una Sua risposta relativa a un ripristinamento possibile della cattedra neolatine presso questa facoltà. Le confesso che non appena, dopo l’esito del concorso di Padova, intravvidi la possibilità di essere nominato straordinario, corsi subito col pensiero a Genova, sicuro com’ero che Ella non volesse più in alcun modo saperne. Di nuove vie, ch’Ella si apparecchiava a tentare, avevo sin da parecchio tempo fa sentito parlare da più persone tutte autorevoli: recentemente poi e non a me, ma a persona che è un alterego, il Ministro stesso accennava come Ella fosse desiderato ed aspettato a Firenze.

D’altra parte, all’ottimo prof. RajnaPio Rajna (1847-1930) che [...] giustamente si preoccupa della Sua posizione, io confidai senza mistero le mie speranze, e nulla egli mi rispose che potesse farmi accorgere di trovarmi sulla sua via. Tutto questo Le dico perché sommamente mi piacerebbe ch’Ella avesse potuto o potesse pensare ch’io avessi voluto o volessi cacciarmi innanzi contro l’interesse di Lei, pel quale io non posso avere che stima ed affetto. [...] Il mio augurio è ch’Ella abbia sin da principio supposto che le cose siano andate come realmente sono andate: vale a dire ch’io abbia espresso il desiderio di essere ospitato dalla Facoltà genovese sicuro ch’Ella a Genova non pensava più, e che io abbia dato la notizia della Sua andata a Firenze in perfetta buona fede e sulla fede di persone per Lei e per me autorevoli.

[...]